12 dicembre 2017

I nostri consigli - Non-fiction

Raccontare la storia attraverso i romanzi riserva molte sorprese... Con Guerra e pace, La capanna dello zio Tom, Madame Bovary, Il Gattopardo, Arcipelago Gulag, Tropico del Cancro, Il partigiano Johnny, Se non ora, quando?, Il padrino, nove storici ci fanno viaggiare nel passato in compagnia di grandi testi letterari. 
AA.VV., Romanzi nel tempo, Laterza 2017






Pietre dello scandalo e della passione: le rovine antiche paiono astronavi atterrate in mezzo a noi. Sono frammenti di frammenti spesso misteriosi che neppure la descrizione più minuziosa e il faro più luminoso riescono a decifrare. Un tempo erano costruzioni che ospitavano la vita, oppure erano monumenti speciali, e oggetti di uso quotidiano. Hanno subito guerre e distruzioni, rese di conti e vendette, condanne e riabilitazioni; sono stati coperti dal disonore, benedetti dalla fortuna e toccati dalla gloria... Emanuele Papi, direttore della prestigiosa Scuola Archeologica Italiana di Atene, ci guida in un viaggio appassionante attraverso undici storie archeologiche ai quattro angoli del Mediterraneo - dalla Libia all'Italia, dalla Siria alla Grecia.
Emanuele Papi, Pietre dello scandalo, Laterza 2017

Nisa è una donna africana di circa cinquant'anni che vive in un remoto angolo del Botswana, nella fascia settentrionale del deserto del Kalahari. Ha avuto quattro mariti, molti amanti e quattro figli, nessuno dei quali è sopravvissuto. Il suo popolo, i !kung san (anche noti come boscimani), ha abbandonato solo di recente i propri tradizionali mezzi di sussistenza: la caccia e la raccolta di piante selvatiche, nell'ambiente semiarido della savana. Marjorie Shostak, un'antropologa che ha vissuto insieme ai !kung per diverso tempo, ci offre un resoconto della loro vita e ci consegna soprattutto il racconto che la stessa Nisa le ha fatto della sua difficile esistenza.
Marjorie Shostak, Nisa, Meltemi 2017


Il fallimento delle teorie scientifiche del crimine elaborate da un secolo e mezzo a questa parte ha messo in evidenza la questione fondamentale della diversità e della complessità delle forme di delinquenza. In ugual misura, la maggior parte delle teorie sulla trasgressione si sono arenate a causa delle loro incapacità di includere nel ragionamento la criminalità dei "colletti bianchi" così come quella delle élite politiche. In "Sociologia della delinquenza", Laurent Mucchielli propone un'interessante genealogia della disciplina, conosciuta in Italia come "Sociologia della devianza". Il testo si divide idealmente in due sezioni: la prima ricostruisce l'evoluzione storica della disciplina, che lungi dal limitarsi all'analisi dei fenomeni più visibili di violenza, indaga anche il più sottile abuso finanziario ed economico, cosi come le molteplici forme della violenza politica e della criminalità organizzata. Nella seconda, attraverso un'analisi delle reazioni sociali rispetto alla definizione storicizzata del crimine e alle condizioni di disuguaglianza, Mucchielli ci porta alle ragioni delle richieste di interventi repressivi e preventivi fino all'indifferenza sociale e istituzionale, approfondendo criticamente alcuni aspetti della formulazione delle norme penali, dei comportamenti illeciti, e della reazione sociale contro questi ultimi. La prefazione di Alessandro Dal Lago cerca di creare un ponte tra gli studi accademici francesi e quelli italiani, in un excursus dove troveranno diversi spunti di interesse anche i non addetti ai lavori.
Laurent Mucchielli, Sociologia della delinquenza, Milieu 2017

11 dicembre 2017

I nostri consigli

Dopo dodici anni di amore - uno di quegli amori assoluti che nascono nell'adolescenza, modellano il mondo a loro immagine e sembrano destinati all'immortalità -, Rimini e Sofia si separano. Lui si getta quindi a capofitto nella sua nuova vita, e colma il vuoto prima con dosi esagerate di lavoro, sesso e cocaina, poi con altre donne, senza rendersi conto che la sua storia con Sofia non è finita, ma semplicemente si è trasformata. Là dove Rimini aveva intravisto la possibilità di una rinascita, si cela invece l'abisso. Perderà tutto - perfino la carriera di traduttore, colto da un improbabile e repentino «Alzheimer linguistico precoce» -, tutto tranne Sofia e le centinaia di foto scattate insieme che, onnipresenti, diventeranno la sua persecuzione. Con una scrittura funambolica e avvolgente, e uno stile ironico e luminoso, l'autore ci regala un moderno trattato di educazione sentimentale in cui mescola ossessione e commedia, mostrandoci come l'amore possa allontanarsi da ogni forma di romanticismo e abbia comunque la capacità di lasciarci senza parole, anche dopo la sua fine.
Alan Pauls, Il passato, SUR 2017

Il 12 gennaio 1920: la diciottenne Louisa Cannion salta giù da un treno in corsa per sfuggire all'opprimente e pericoloso zio, che vorrebbe sanare i propri debiti «offrendo» la nipote a uomini di dubbia reputazione. A soccorrerla è un agente della polizia ferroviaria, Guy Sullivan, un ragazzo alto e allampanato, gli incisivi distanti e gli occhiali spessi e tondi che gli scivolano sempre dal naso. Affascinato dalla determinazione della giovane, Guy si offre di aiutarla a raggiungere Asthall Manor, nella campagna dell'Oxfordshire, dove la ragazza deve sostenere un colloquio di lavoro come cameriera addetta alla nursery presso la prestigiosa famiglia Mitford. Louisa riesce a farsi assumere, divenendo istitutrice, chaperon e confidente delle sei sorelle Mitford, specialmente della sedicenne Nancy, una donna intelligente e curiosa con un talento particolare per le storie, talento che le permetterà poi di essere una delle più sofisticate e brillanti scrittrici britanniche del Novecento. Sarà proprio la curiosità di Nancy a spingerla a indagare, con l'aiuto di Guy, sul caso che sta facendo discutere tutta Londra: quello dell'infermiera assalita brutalmente sulla linea ferroviaria di Brighton, trovata morta su quello stesso treno. Basato sul vero omicidio, rimasto irrisolto, di Florence Nightingale Shore, questo è il primo romanzo di una serie di gialli ambientati nell'Inghilterra degli anni venti e trenta, con protagoniste le sei «leggendarie» sorelle Mitford.
Jessica Fellowes, L'assassinio di Florence Nightingale Shore, Neri Pozza 2017

Quando Katagiri rientrò nel suo appartamento, ad attenderlo c'era un ranocchio gigante. Eretto sulle zampe posteriori, superava i due metri. E aveva anche un fisico massiccio. Katagiri, alto appena uno e sessanta e mingherlino, si sentì sopraffatto dal suo aspetto imponente. "Mi chiami Ranocchio", disse il ranocchio. Uno dei racconti più surreali, delicati ed emozionanti di Murakami si anima grazie alle illustrazioni di Lorenzo Ceccotti.
Murakami Haruki, Ranocchio salva Tokyo, Einaudi 2017





Brooklyn, ai giorni nostri. Durante una tempesta di neve, Richard Bowmaster, professore universitario spigoloso e riservato, tampona la macchina di Evelyn Ortega, una giovane donna emigrata illegalmente dal Guatemala. Quello che sembra solo un banale incidente prende tutt’altra piega quando Evelyn si presenta a casa del professore per chiedere aiuto. Smarrito, Richard si rivolge alla vicina, che conosce a malapena, Lucía Maraz, una matura donna cilena con una vita complicata alle spalle. Lucía, Evelyn e Richard, tre persone molto diverse tra loro, si ritrovano coinvolte in un thriller dalle conseguenze imprevedibili. Tre destini che Isabel Allende incrocia per dare vita a un romanzo mozzafiato e molto attuale sull’emigrazione e l’identità americana, le seconde opportunità e la speranza che, oltre l’inverno, ci aspetti sempre un’invincibile estate. 
Isabel Allende, Oltre l'inverno, Feltrinelli 2017

9 dicembre 2017

I nostri consigli - Non-fiction

Tutti abbiamo un'idea più o meno vaga di cosa sia una fobia. Conosciamo bene le più note, dall'agorafobia alla claustrofobia all'aracnofobia, ma stiamo per scoprire che quello della paura è un universo molto più vasto, ricco di sfumature e variabili infinite. Sarà in fatti sufficiente una rapida sfogliata a queste pagine per capire che esistono fobie davvero assurde e impensabili e che un numero inimmaginabile di persone ne soffre. A spasso tra le illustrazioni di Andrea Q - ironiche, irriverenti, a volte oniriche e spiazzanti - vi imbatterete in fobie di ogni natura. Le ombre e i baci; le nuvole e l'orrore di essere sepolti vivi, comune a tanti scrittori e registi - da E. A. Poe a Tommaso Landolfi, da Alfred Hitchcock a Quentin Tarantino; le uova e i clown, attraverso i quali Stephen King si è impossessato dei nostri incubi più neri; i colori accesi, spauracchio di Woody Alien, e il buio, che ossessiona da sempre Dario Argento; ma anche verdure, insetti, zombie, bottoni, polli e parenti...
Gianluca Bavagnoli, Andrea Q, Il grande libro illustrato delle fobie, Baldini&Castoldi 2017

Uno strepitoso affresco mondiale dell'anno che segna il destino d'Europa. 1517 è un libro inebriante che offre una prospettiva insolita su quello che è l'anno della Riforma. Schilling però non si concentra su Wittenberg, anzi accompagna il lettore in un viaggio emozionante attraverso il mondo intero, dall'Italia e dalla Spagna fino all'Impero ottomano, alla corte imperiale cinese senza dimenticare l'America, l'Impero azteco e gli Oceani. Si impara moltissimo sugli eventi e sui luoghi dentro e fuori le frontiere europee, cogliendo come territori lontani siano stati interconnessi tramite percorsi commerciali, movimenti di denaro, invenzioni scientifiche, libri e scoperte di viaggiatori e avventurieri. Certamente è uno dei contributi più originali sull'anno cardine della storia europea...
Heinz Schilling, 1517, Keller 2017

Intorno al film documentario, in passato, si è consolidata la convinzione che non si trattasse di vero cinema, ma di un genere più vicino al giornalismo; e la stessa parola "documentario" era sinonimo di filmato di cronaca e collage di spezzoni di repertorio. Oggi invece il cinema del reale raccoglie sempre più proseliti sia tra il pubblico che tra gli autori. Da "Bowling" a "Columbine" di Michael Moore fino a "Microcosmos" della coppia Nuridsany e Pérennou, da "Il cineocchio" di Dziga Vertov a "Lo and Behold" di Werner Herzog, passando per il cinema vérité e molte altre fasi della sua lunga storia, il cinema documentaristico d'autore rappresenta il fenomeno cinematografico più rilevante degli ultimi vent'anni. L'autore ci propone un testo il più possibile esaustivo, in quanto a forme, tendenze e registi di tutto il mondo, del film documentario d'autore, dalle origini a oggi. In una fase storica particolarmente favorevole a tale linguaggio filmico, le ragioni del suo successo si possono rintracciare, almeno in parte, nel progressivo venir meno della creatività nel cinema di finzione e nella considerazione che una società globale sembrerebbe voler abbattere le frontiere tra cinema narrativo e cinema del reale, metabolizzandoli entrambi nel proprio flusso di immagini. Il volume è arricchito da filmografia dedicata a questa tradizione filmica, dagli albori fino a oggi.
Maurizio Fantoni Minnella, Film documentario d'autore, Odoya 2017

8 dicembre 2017

I nostri consigli

Siamo in una versione alternativa e distopica degli anni Settanta: John F. Kennedy non è stato assassinato ed è anzi sopravvissuto a diversi attentati fino a giungere a un terzo mandato, lo stato del Michigan è occupato da bande di motociclisti psicotici, la guerra del Vietnam non è mai finita e si trascina a oltranza, spogliata di ogni scopo e di tutti i significati geopolitici. Per contenere i disordini causati dal surplus di reduci traumatizzati, un'agenzia governativa ha sviluppato una tecnica che consente ai veterani di relegare i ricordi più orribili in un angolo inaccessibile della mente e un'intera parte del Michigan è stata dedicata alla riabilitazione e alla reintegrazione di questi soggetti. Quando la cura fallisce, però, i reduci diventano ancora più violenti. Means ci accompagna in un viaggio tra Americhe concentriche sempre più ipertrofiche, danneggiate e deliranti, dove la guerra non ha inizio né fine: semplicemente è, e forse, come la vita, esiste solo per generare traumi.
David Means, Hystopia, Minimum Fax 2017

Nove uomini, in diverse età della vita, dall'adolescenza alla vecchiaia. Un continente, l'Europa oggi - da Cipro alla Croazia, dalle Fiandre alla Svizzera -, fotografato in una luce cruda, quasi senza ombre. I nove fanno quasi tutte le cose che i maschi sono soliti fare: inseguono donne, le abbandonano, tentano un affare improbabile, cercano un luogo dove vivere un esilio decente, chiacchierano, sognano un'altra vita. E se a ogni capitolo tutto - protagonista, ambiente, atmosfera - cambia, fin dal primo stacco le nove storie sembrano una sola. All'inizio stentiamo a riconoscerlo, il paesaggio che David Szalay ci costringe a esplorare, finché, per ogni lettore in un punto diverso, ciò che abbiamo davanti si rivela per quel che è, in tutta la sua perturbante evidenza: il nostro tempo, quello che viviamo ogni giorno, in forma di romanzo.
David Szalay, Tutto quello che è un uomo, Adelphi 2017

Uscito nel 1964 e bandito per anni nel Regno Unito e in Italia con l'accusa di oscenità, diventato poi un libro (e un film) di culto, "Ultima uscita per Brooklyn" è un dirompente romanzo a episodi che racconta la vita violenta di una New York proletaria e marginale, fatta di case popolari, cantieri navali e bettole di quartiere. Nelle sue pagine, qui riproposte in una nuova traduzione italiana, si muovono teppisti e teddy boys da quattro soldi, operai in sciopero, prostitute e giovani travestiti sempre strafatti di benzedrina: volano coltelli e pugni e scorrono alcol e sangue, scoppiano risse in strada, scontri con la polizia, liti familiari che rimbombano fuori dalle finestre dei palazzi; ma c'è anche spazio per miracolosi attimi di felicità: la scatenata allegria di una festa di matrimonio in un bar, un'improbabile serata di poesia nel salottino di una drag queen, una notte d'amore fra un truffatore disperato e un marchettaro dei quartieri alti, la gioia di un ragazzino per la sua prima, sgangherata motocicletta. Lo sguardo di Selby non indietreggia di un millimetro di fronte alla brutalità, ma è anche carico di compassione e di tenerezza; la sua lingua, in cui l'immediatezza del parlato si accompagna a un ritmo dal virtuosismo jazzistico, redime l'oscurità senza speranza del mondo che descrive consegnandola alla grande letteratura. 
Hubert Selby Jr., Ultima uscita per Brooklyn, Big Sur 2017

Una crepa divide il mondo dei vivi da quello dei morti. Su questa crepa sorge Northampton. la città inglese che ha dato i natali ad Alan Moore. epicentro di questa monumentale opera polifonica. E qui che l'umanità abbraccia l'abisso, dando vita a storie che intrecciano le visioni di William Blake ai vortici di James Joyce, le nere periferie di Charles Dickens ai vuoti lunari di Samuel Beckett. Dal creatore di Watchmen e V per Vendetta, un romanzo che sfida i canoni della letteratura contemporanea.
Alan Moore, Jerusalem, Rizzoli Lizard 2017

7 dicembre 2017

I nostri consigli - Non-fiction

Nato, figlio illegittimo, a Pavia, nonostante sua madre avesse tentato con tutti i mezzi di abortirlo, Girolamo Cardano contrae subito la peste dalla sua balia, che ne muore. Lui sopravvive, e non è che l'inizio di una vita avventurosa, blasfema, dotta, geniale, violenta, scapestrata, dissoluta, sfortunata e fortunata, opulenta e misera, a seconda del momento. «Cardano fu un grande uomo con tutti i suoi errori - scrisse di lui Leibniz. - Senza, sarebbe stato ineguagliabile». Tra le molte cose che gli capiteranno in vita menzioniamo: una salute gravemente malferma, più di una fuga dalla peste, l'impotenza sessuale (poi guarita), la laurea in medicina, la nascita di due figli, la perdita di tutti i suoi averi al gioco (più volte), la morte della moglie, la guarigione del vescovo di Edimburgo, l'invito a fermarsi alle corti di Scozia, Francia e Danimarca (rifiutate), l'arresto per uxoricidio del primo figlio e la di lui decapitazione pubblica a Milano, un contrasto durato dieci anni (con diffamazioni a mezzo stampa internazionale) col matematico Niccolò Tartaglia per via della pubblicazione di una formula algebrica segreta, l'invenzione del calcolo combinatorio, la pubblicazione dell'oroscopo di Gesù, l'arresto da parte dell'Inquisizione... e su questo punto incontriamo Girolamo in carcere a Bologna nel primo capitolo di questo libro eccezionale. In mezzo a tutto questo bailamme, Cardano aveva inventato molte cose, e tra queste la teoria della probabilità e i numeri complessi. Quattro secoli dopo scopriamo che proprio probabilità e numeri complessi sono fondamentali per descrivere il mondo quantistico. Michael Brooks riporta in vita per noi questo strano genio rinascimentale e dialogando con lui in prima persona ci insegna le basi della meccanica quantistica, costruendo un libro assolutamente originale e difficile da posare, che non ha eguali nel mondo della divulgazione scientifica.
Michael Brooks, L'astrologo quantistico, Bollati Boringhieri 2017

Sfuggente per natura a ogni definizione razionale, il grottesco si propone - già al suo primo apparire - come negazione delle proporzioni e trasgressione di una narrazione codificata del reale e dell'ideale. I "grilli" - quelle inquietanti presenze ibride antropo-zoo-fitomorfe che la mano dei copisti medievali disegnava nei manoscritti tra le linee del testo - ritornano nella modernità come fantasmi dell'immaginario. Impossibile da contenere all'interno di un solo genere o di un solo linguaggio, il grottesco manifesta una potenza arcaica in primo luogo basandosi sul forte impatto visivo della metamorfosi, della stilizzazione, della forzatura, della caricatura, infine della rappresentazione - dalla fiaba alla fantascienza - del mostro, dell'automa e dell'alieno, eccezioni nella norma del creato e nell'ordine costituito dall'uomo. La sede del corpo è indicata dal grottesco come il terreno di uno scontro tra livelli logici e politici inconciliabili che non sempre possono risolversi nell'esplosione liberatoria del riso, rimanendo sospesi tra grido, gesto gratuito e follia, secondo quella tendenza alla teatralizzazione che determina l'individuazione immediata di figure e parole del grottesco, dal carnevale alla scena borghese al teatro dell'assurdo. Linea di frontiera tra arti visive e letteratura, il grottesco predomina in quei movimenti - dal Barocco al Romanticismo, dall'Espressionismo al Postmoderno - in cui l'evidenza della crisi delle aspettative della ragione genera la contrapposizione di un'estetica del brutto refrattaria a ogni possibile appropriazione ideologica e apportatrice di una frattura vertiginosa e insanabile.
Carlo Bordoni, Alessandro Scarsella (cur.), Guida al grottesco, Odoya 2017

La rivoluzione americana è spesso raffigurata come un evento sorto da nobili principi, la cui chiave di volta, la Costituzione federale, forni l'impalcatura ideale a una nazione prospera e democratica. Con questo libro, Alan Taylor ha scritto un racconto della fondazione della nazione americana. L'aumento delle rivalità tra imperi europei e i loro alleati nativi si diffuse come un incendio nelle colonie della Gran Bretagna, alimentato dalle condizioni locali, devastante e difficile da soffocare. Il conflitto si innescò sulla frontiera, là dove i coloni chiedevano a gran voce di spingersi a ovest nelle terre indiane, andando contro le restrizioni britanniche, e nelle città della costa, dove le élite commerciali organizzarono disordini, boicottando le politiche fiscali britanniche. Quando la guerra scoppiò, la brutale violenza della guerriglia si allargò lungo tutta la frontiera, da New York fino alla Carolina, alimentata da divisioni interne e dallo scontro con la Gran Bretagna. Nella fragile nuova nazione sorta negli anni Ottanta del Settecento, i leader nazionalisti come James Madison e Alexander Hamilton cercarono di frenare le indisciplinate democrazie statali e di consolidare il potere attraverso una Costituzione federale. I sostenitori del potere nazionale ratificarono una nuova struttura di governo. Ma gli avversari prevalsero durante la presidenza di Thomas Jefferson, la cui visione di un «impero della Libertà» occidentale era in linea con le vecchie ambizioni espansionistiche dei coloni di frontiera. Gli insediamenti dei bianchi e il sistema schiavista si diffusero a ovest, ponendo le basi per una guerra civile che un secolo più tardi quasi distruggerà l'Unione creata dai fondatori. Taylor ritrae il ruolo giocato da Francia, Spagna e dai nativi e racconta gli avvenimenti bellici, mescolando storia politica, sociale, economica e culturale.
Alan Taylor, Rivoluzioni americane, Einaudi 2017

Berlino, estate 1936. Adolf Hitler è cancelliere del Reich da tre anni, le persecuzioni contro gli ebrei e le minoranze avanzano inesorabilmente e la Germania nazista si sta preparando a una guerra devastante. Ma poi cominciano le Olimpiadi: gli occhi di tutto il mondo sono puntati sulla capitale tedesca invasa da una folla di sportivi, delegazioni olimpiche, personalità e giornalisti di ogni paese e orientamento politico. Il regime vuole mostrare al mondo una metropoli cosmopolita, e così accade l'imprevedibile: quei sedici giorni d'agosto si trasformano in una specie di parentesi idilliaca nella marcia verso il baratro. La città è festosa e aperta, le persecuzioni cessano, i locali notturni sono pieni di una folla multicolore e negli impianti sportivi le gerarchie naziste assistono con fair play alle sconfitte dei propri sportivi e persino al trionfo del velocista afroamericano Jesse Owens. Ma la poderosa macchina della propaganda messa in moto dagli uomini del Fuhrer non tollera il minimo inciampo, e sotto questa superficie tollerante e levigata si rincorrono freneticamente gli avvisi della polizia segreta e gli ordini impartiti ai media nazionali: guai a parlare di campi di concentramento, nessun accenno alle leggi razziali, tutto è regolato fino ai dettagli, come nei fotogrammi perfetti del film che Leni Riefenstahl, la regista più amata da Hitler, sta girando negli impianti sportivi con un dispiegamento di mezzi tecnologici mai visti prima. 
Oliver Hilmes, Berlino 1936, EDT 2017

6 dicembre 2017

I nostri consigli

Ha avuto come padrino Igor Stravinskij. A vent'anni è stata fotografata in modo spettacolare mentre giocava a scacchi nuda con Marcel Duchamp. Ha disegnato copertine di celebri dischi. È una straordinaria tessitrice di pettegolezzi. È una scrittrice capace di evocare luci pittoriche in due frasi, di costruire paesaggi e distruggere persone con la stessa grazia fulminante. In questo memoir narrativo Eve Babitz racconta, anzi, canta la Los Angeles degli anni Settanta: le autostrade, lo smog, le palme, i tramonti, l'alcol, la droga, gli amanti; e ancora, il cinema, l'arte, le amiche, gli attori, tutto un mondo che da questa parte dell'oceano abbiamo immaginato e sognato a nostro rischio e pericolo. E lo fa con un misto di disincanto, pudore e incontrollata passione, con una lingua diretta, scabra e scintillante come un tramonto nel deserto. "Mi è diventato chiaro che la bellezza non c'entra niente con la moda, che il sesso è arte, e cos'altro... la speranza è l'ultima a morire. Io amo la pioggia." Ma soprattutto, sopra ogni cosa, Eve Babitz ama perdutamente L.A., e la lascia amare anche a noi. (Ad ogni buon conto, quando non c'è l'amore resta sempre Virginia Woolf.)
Eve Babitz, Slow days, fast company, Bompiani 2017

La pioggia di Londra è diversa da quella delle altre città. E una pioggia grigia, è una pioggia corrosiva. Preme incessante sull'asfalto fino a perforarlo. E agosto, ma piove ininterrottamente, e la pioggia di Londra annacqua i pomeriggi d'estate fino a farli marcire. Nei ghetti di Brixton l'odio segregazionista riversa per le strade il sangue degli scontri razziali. Sul piccolo schermo la società applaude la vittoria del capitalismo bianco edonistico. In attesa del sussidio di disoccupazione, Freddie, Carlton e Steranko se ne stanno in disparte con Foomie, Monica e Fran a fumare erba e ubriacarsi di birra, arte, poesia e jazz, brindando al coraggio della rassegnazione e alla hybris della sconfitta. Sospesa sull'abisso degli anni ottanta, la vita dei ragazzi di Brixton somiglia a quella degli abitanti di Ottavia, la città-ragnatela, la città «meno incerta» fra quelle invisibili di Calvino. Geoff Dyer tesse la rapsodia della loro generazione, estinta nelle note hard bop di Coltrane e fra le pagine di Roland Barthes, perdente dalla nascita per sentenza storica. Dyer usa gli strumenti affilati della sua scrittura inconfondibile per contrapporre all'evasione dei beat il microcosmo narrativo di un'epoca in impasse, in cui il lirico vagabondaggio di Kerouac si frantuma nella composizione episodica dell'immagine bohémienne e la vertigine dell'allucinazione onirica si staglia sulla carta come un album di istantanee.
Geoff Dyer, Il colore della memoria, Il Saggiatore 2017

Timothy arriva da forestiero in un villaggio della costa per recuperare una casa abbandonata in attesa che la moglie Lauren lo raggiunga. La casa è appartenuta a Perran, un pescatore di cui nessuno vuole parlare. Farla tornare abitabile sembra un'impresa impossibile, eppure Timothy la affronta con energia, interrompendosi solo per correre e nuotare, come se la fatica in tutte le sue forme fosse la sua medicina per una malattia non detta, un modo per non pensare al passato prossimo. Anche intorno a lui aleggia un malessere indefinito: una serie di grandi navi abbandonate riga la linea dell'orizzonte. Varcarla è vietato. Al di qua, pochi pescatori celebrano ancora i loro stanchi riti tornando a terra con casse di pesci malati che un'autorità misteriosa compra in blocco e fa sparire. Solo Ethan acconsente a portare Timothy al largo, a spostare il confine, a sfidare la memoria e il presente in un luogo dove sembra che non possa esserci futuro per nessuno.
Wyl Menmuir, Al largo, Bompiani 2017

Chiunque abbia la mia età ricorda esattamente dove si trovava e che cosa stava facendo nel preciso istante in cui, per la prima volta, sentì parlare della Caccia. È una fredda mattina di gennaio del 2045 quando la notizia destinata a sconvolgere la vita del giovane Wade rimbalza sugli schermi di tutto il mondo: il creatore di videogiochi più prolifico e geniale di sempre, James Halliday, è morto nella notte senza lasciare eredi. Che ne sarà adesso di OASIS, il formidabile contenitore di universi virtuali da lui ideato? E dei milioni di persone che, ogni giorno, scelgono di trascorrere la propria esistenza nei suoi strabilianti meandri, piuttosto che nella realtà di un pianeta devastato dalle guerre, dalle carestie e dall’ingiustizia sociale? La risposta è contenuta in un video che Halliday stesso ha diffuso poco prima di morire: una caccia al tesoro globale, una sfida virtuale ispirata ai mitici videogiochi della sua (e della nostra) adolescenza. Chiunque riuscirà a scoprire per primo la serie di indizi disseminati da Halliday, decifrandone il complesso viluppo di citazioni e rimandi, riceverà in premio la sua immensa fortuna e il controllo di OASIS. Per Wade, nerd fino al midollo e appassionato di retrogaming, è l’occasione di riscattare una vita ai margini. Ma la I.O.I., multinazionale tra le più potenti e spregiudicate, non ha alcuna intenzione di restare a guardare, e, pur di mettere le mani su OASIS, si prepara a giocare una partita che più sporca non si può.
Ernest Cline, Ready player one, DeAgostini 2017

5 dicembre 2017

I nostri consigli - Non-fiction

Enrico Fermi è stato uno dei più grandi fisici del mondo e, dopo Galileo, il più famoso scienziato italiano. Dotato di un intuito e di una capacità di ricerca infallibili, era stato soprannominato dai colleghi "il Papa della fisica". Le sue scoperte hanno cambiato il nostro mondo: hanno portato alle armi di distruzione di massa, ma anche alla creazione di apparecchiature mediche salvavita. Fuggito dal fascismo e dall'antisemitismo, divenne una figura di spicco del progetto più segreto d'America: la costruzione della bomba atomica. Ultimo fisico capace di padroneggiare tutti i rami della sua disciplina, Fermi era una rara miscela di ricercatore teorico e sperimentale. La sua ricca eredità comprende progressi decisivi in ambiti diversi, dai raggi cosmici alla tecnologia nucleare, fino ai primi computer. In "Il Papa della fisica", Gino Segrè e Bettina Hoerlin restituiscono un'immagine davvero vivida di questo grande visionario della scienza. Passando in rassegna sia i drammi umani che hanno segnato la sua vita sia l'emozionante storia dell'innovazione scientifica nel XX secolo, hanno scritto la biografia che Fermi meritava.
Gino Segrè, Bettina Hoerlin, Il Papa della fisica, Raffaello Cortina Editore 2017

In questo volume, per la prima volta, le cartelle cliniche raccolte negli archivi degli ospedali psichiatrici forniscono il pretesto per rileggere un periodo particolare della storia italiana contemporanea: la Seconda guerra mondiale. Le diagnosi e le anamnesi di 431 ricoverati, militari e civili, nei manicomi di Bologna, Mantova, Pesaro e Reggio Emilia fra il 1940 e il 1950 rimandano agli eventi del conflitto. Sono i "matti della guerra" e le loro vicende, tra bombe e distruzioni, incursioni e violenze, tratteggiano l'irrazionalità delle avventure belliche al di là di ogni retorica e di qualunque ragion di stato. L'autore e i suoi collaboratori passano in rassegna le tormentate vite di un'umanità eterogenea: soldati in prima linea durante i conflitti e ufficiali dell'esercito, deportati nei campi di concentramento e fascisti durante la RSI, mogli in attesa del proprio uomo e dei propri figli al fronte e donne partigiane. Le sole carte, conservate nei cosiddetti "archivi del silenzio", non sono sufficienti per cogliere il dramma della realtà. Possono però suggerire quella duplice accezione contenuta nel titolo: La follia della guerra è allora, contemporaneamente, il prodotto malato del conflitto e la sua natura più profonda.
Paolo Sorcinelli, La follia della guerra, Odoya 2016

La lingua italiana ha una storia lunga molti secoli. Ha vissuto e vive tuttora nei pensieri e nelle parole di milioni di persone in Italia e nel mondo, prestandosi duttilmente, ma senza perdere la propria natura, a usi pratici e quotidiani, alle specializzazioni professionali e a monumenti letterari e artistici di impareggiabile bellezza. Questo libro intende accompagnare il lettore non specialista in un viaggio che renda visibili, attraverso un ricco corredo di immagini, le mille voci e i mille volti di coloro che nel corso del tempo hanno plasmato e poi reso vitale e creativa una delle lingue di cultura più apprezzate al mondo.
Luca Serianni, Lucilla Pizzoli, Storia illustrata della lingua italiana, Carocci 2017

Caotica, spaventosa e disumana: è così che appare a un primo, affrettato sguardo San Paolo. Niente a che vedere con il fascino immortale di Rio o la musicalità afro di Bahia. Eppure questa città conquista tutti: lo fa attraverso la storia del suo popolamento, legato prima all'epopea dei bandeirantes, i cowboy brasiliani, poi all'emigrazione italiana e di tante altre etnie; per l'ineguagliabile proposta culturale dei suoi teatri, dei musei ricchissimi, delle sue università; perché è polo di attrazione di ogni religione e una città buona per ogni gusto, ogni avventura, e offre scorci inaspettati. Ci si può svegliare in Giappone e ritrovarsi immersi, cambiando quartiere, nella verace tradizione calabrese; in un attimo si passa dalla Wall Street sudamericana alla memoria dell'immigrazione italiana del Bras o del Bixiga; dal lusso più sfrenato all'umile lavoro dei calzolai e dei carcomanos (i verdurai di origine italiana). Ogni bairro, ogni quartiere, racconta una storia diversa: Italia, Giappone, Africa, Francia, Turchia... ogni provenienza è rappresentata. San Paolo è la città dove sono nati o confluiti tanti movimenti letterari e culturali, e i personaggi più noti del Brasile: da Oscar Niemeyer a Pelé, da Elis Regina ad Ayrton Senna e Caetano Veloso. Una città modernissima, con i suoi grattacieli che la fanno assomigliare a una Manhattan tropicale, che contiene tuttavia tutte le contraddizioni di un paese meraviglioso eppure difficile e complesso. Motore dell'economia sudamericana e soprattutto di un'avventura umana meticcia da sempre.
Bruno Barba, San Paolo, Odoya 2017